Le investigazioni digitali

A seguito del graduale abbandono dei tradizionali strumenti cartacei in favore di computer e dispositivi elettronici, per le aziende è diventato sempre più complesso tutelare la proprietà intellettuale, indagare su frodi interne e salvaguardare la sicurezza aziendale da minacce esterne. In questo senso si rivelano molto utili le investigazioni digitali.

Queste tipologie di investigazioni consistono nell’applicazione di metodologie, normative, strumenti dell’informatica forense alla fase d’indagine che può essere anche stragiudiziale o su incarico in ambito di procedimenti giudiziari. Nell’ambito dell’investigazione digitale possono essere soggetti a esame tecnico computer, hard disk, cellulari, smartphone ma anche pendrive, dischi esterni, supporti ottici o informazioni presenti in rete come profili, pagine e gruppi Facebook, siti web, portali o gestionali, inclusi software e programmi che possono essere soggetti ad analisi per svariati motivi.

Grazie all’utilizzo di tecniche avanzate, gli investigatori specializzati nel settore informatico, sono in grado di recuperare informazioni in formato elettronico secondo metodologie tali da renderle utilizzabili in ambito legale, investigativo o per ogni altra attività volta all’accertamento dei fatti. A seguito delle investigazioni, è possibile stabilire se una prova è stata cancellata o modificata; viene analizzato il contenuto elettronico e pattern in internet ed email; vengono recuperati i dati cancellati e viene data una spiagazione ai metadati contenuti nei file recuperati.

Attraverso le investigazioni digitali, si possono recuperare da dispositivi di memorizzazione, anche informazioni che si è cercato di distruggere. Le indagini, condotte secondo le metodologie forensi, consentono dunque di individuare furti informatici di proprietà intellettuale e contraffazioni di merci o di smascherare concorrenti o dipendenti sleali, colpevoli di diffamazione su internet.

Le metodologie adottate garantiscono l’integrità delle prove raccolte, migliorandone il grado di ammissibilità in sede processuale. A seguito delle investigazioni, vengono confermati i risultati delle analisi forensi in sede processuale o collaborando insieme a consulenti esterni, nel caso in cui le parti di una controversia abbiano deciso di effettuare un unico esame dei dati.

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Professioni storiche: di cosa si occupa un fabbro?

Fabbro: un mestiere antichissimo

Il mestiere del fabbro è una professione davvero antichissima: c’è addirittura chi la fa risalire al Neolitico, quando l’uomo imparò a fondere il rame, dando così inizio, ben 8.000 anni fa (nel 6000 a.C.) all’età dei metalli. Infatti, già in epoca neolitica gli uomini avevano imparato a forgiare i primi rudimentali ma efficaci strumenti metallici, servendosi di forni che permettevano di raggiungere le temperature elevate necessarie a fondere e dunque modellare i metalli.  Al giorno d’oggi però, il lavoro del fabbro ha subìto un radicale cambiamento rispetto alle origini e si caratterizza per una maggior specializzazione in alcuni settori, tra cui spiccano quelli dei serramentisti o dei carpentieri, con cui il lavoro del fabbro ha numerosi punti in contatto, spiega Azienda Multiservice – fabbro milano.

 

Ma cosa fa un fabbro nei dettagli?

Il fabbro è un artigiano che si occupa prevalentemente di costruire e riparare oggetti in metallo come manufatti artistici, ringhiere, cancelli, corrimano, porte,scale, serrature. Crea oggetti di ferro oppure acciaio, tramite l’utilizzo di attrezzi a mano per martellare, curvare, tagliare o comunque dare forma al metallo quando questo si trova in uno stato non liquido. Solitamente il metallo viene riscaldato fino a farlo diventare incandescente, e successivamente sottoposto alla lavorazione di forgiatura. In pratica il materiale con il calore viene reso malleabile, ed in seguito deformato e plasmato in modo da fargli assumere la forma e le funzionalità desiderate. Questo tipo di lavorazione è stata una delle prime tecniche utilizzate per la lavorazione dei metalli.

 

Quali strumenti utilizza un fabbro?

Per lo svolgimento della sue attività quotidiane, il fabbro utilizza svariati strumenti, utensili e apparecchiature, come pinze e forme per la forgiatura, la pressa meccanica e la fornace, oltre agli immancabili incudine e martello che caratterizzano l’iconografia professionale del fabbro sin dalla notte dei tempi.

Quanto guadagna un addetto data entry

In Italia il data entry è un’attività non così diffusa come invece accade nel resto del mondo. Questa mansione consiste nell’inserire i dati all’interno di un database, fogli di calcolo, siti internet o altri portali. Questa è una delle tante professioni che è possibile svolgere da casa, basta possedere solamente un computer ed una connessione internet. Fondamentalmente, le aziende vogliono indirizzare verso l’esterno il lavoro di data entry per tagliare i costi, diminuire i tempi di lavoro, in quanto non dispongono internamente di risorse proprie sufficienti allo svolgimento dei vari progetti. Ma quanto guadagna un addetto data entry?

Le tariffe sono varie e non fisse. In alcuni casi è il datore di lavoro a stabilire il prezzo da pagare per tale attività, in altre questa tariffa può essere concordata da entrambe le parti. Nel caso in cui si lavori come data entry milano attraverso dei portali per freelance, allora, probabilmente, si dovrà pagare una certa percentuale del ricavato anche al sito in questione. Normalmente, la figura del data entry viene spesso assunta a tempo determinato. Se si ottiene un incarico più duraturo, si potrebbe guadagnare online anche circa 16000 euro lordi annui, ovvero al pari di un impiegato.

Bisogna sempre tenere a mente che, anche quando si lavora in remoto, il datore di lavoro e lo stesso data entry, devono rispettare quanto stabilito in materia di sicurezza dal Decreto legislativo numero 626/1994 e dal Decreto ministeriale numero 244/2000. Questi decreti regolano il corretto uso dei videoterminali ed ogni società è tenuta a rispettare determinati requisiti sui luoghi di lavoro. Questi fanno riferimento all’ambiente, all’illuminazione, all’ergonomia, al monitor e tanto altro. Infatti non è un caso che professioni sedentarie, come quella di data entry, facilitino dei disturbi fisici da computer (oculari e visivi), e muscolo scheletrici (tendinite, sindrome del tunnel carpale, artrosi cervicale). Ecco che bisogna sempre adottare tutti gli accorgimenti del caso per lavorare bene, senza riportare alcun tipo di problematica fisica.